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Mani di fata

oi siamo quello che mangiamo", come dicono i buddisti. Non a caso l'importanza fisica quanto spirituale del cibo  riveste tutta una gamma di simbolismi antichi e moderni che ne fanno risaltare l'importanza. Inutile ricordare che in fondo, il cucinare e cioè il trasformare, è in qualche maniera un'alchimia se non una magia.

Se così dovessimo mettere naso ai ricettari segreti del popolo fatato, dovremmo sapere  che per questi spiriti elementari l'assunzione del cibo non avviene nella nostra forma più naturale: bocca, palato, stomaco. Trattandosi di "corpi magnetici" pare infatti che molte fate  assumano cibo tramite una  particolare respirazione ritmica (molto simile allo yoga) o delle pulsazioni. Sebbene non  disdegnino affatto il cibo e i gusti di noi esseri umani, meglio verso quei sapori selvatici com'è ovvio che sia!

Il latte ad esempio, è talmente ricercato dagli esseri alati, come  si racconta, da andare direttamente a mungerlo dalle mammelle delle mucche al pascolo. Lo stesso vale per i formaggi o i tozzi di pane  intinti nelle ciotole di latte come ai vecchi tempi. Non a caso, una delle ricette più in voga tra le fate gallesi è la zuppa di  latte e pistilli di  zafferano. La voluttà per il latte  assume per le fate il valore simbolico di "linfa vitale" paragonabile al sangue. Forti del fatto che ambedue rappresentano la dinamicità dell'esistenza. Per la loro forsennata ricerca del latte bianco, nel corso dei secoli si è sviluppata una miriade di leggende popolari; ricordiamo ciò che ebbe da scrivere Lady Wilde  nel suo libro "Antiche leggende d'Irlanda" del 1899 dove spiega che i privilegi del latte per il Piccolo Popolo, uniti al miele e a quella sostanza raccolta dalle corolle dei fiori da cui traggono "il vino fatato" (nettare fermentato) sono la base alimentare di questi esseri alati.
Il vizzietto di prendere senza domandare, è una delle forme più usuali del Popolo delle colline come venivano anticamente definite le fate.  Per questo aleggia la credenza che, costoro "rubassero "  agli umani più l'essenza, che la sostanza vera del cibo.  Lasciano al suo posto una sostanza priva di nutrimento dal gusto amaro di erbe selvatiche indigeste.

Come è ovvio che sia,  i gusti delle fate  portano al naturale e al salutare. Ecco allora perché esse prediligono i cibi integrali (grano, avena, farro, orzo, fagioli crudi, e fiori in abbondanza), bevendo poi acqua di sorgente e il miele come dolcificante. Molte delle loro ricette, prevedono fiori di acacia (Robinia pseudoacacia) o zucca fritti, succhiando i pistilli dei fiori rossi e masticando le foglie coriacee del Bosso (Buxus baccata) come  dessert, il tutto annaffiato da litri di tisana benefica di salvia. Per tutte, o quasi la bevanda tradizionale rimane l'Idromele, miele fermentato, che fu poi anche la bevanda  storica dei Celti. Se poi volete tenere a bada i loro poteri, vi suggeriamo una ricetta antica quanto efficace   messo a punto nel medioevo: sciogliete nel vino un pizzico di Mirra ed un'uguale  quantità d'incenso bianco. Grattate  un'Agata e aggiungetela al vino. Bevete così l'intruglio dopo una notte di digiuno e sarete preservati dai sortilegi delle fate!".

Altre fate (le Fanciulle del lago), sembra prediligano il pane poco cotto, come i dolci integrali che offrono in dono agli uomini servizievoli.

C'è poi la questione del burro.Il prodotto umano più ricercato dalle fate. Si vuole che se il latte non monta o manchi dalla dispensa  una forma di burro, questo sia l'effetto di una appropriazione del popolo fatato. Si era così avvezzi a tracciare  una croce sul burro appena montato, come produrre zangole in legno di Sorbo selvatico (Sorbus torminalis), con la certezza che le fate si sarebbero mantenute lontane. Non a caso, il termine tedesco di fata "Butter" significa per l'appunto "spirito del burro", a  suggello della predilezione che queste hanno per la parte cremosa e ricca del latte.

Non possono mancano per finire un accenno ai funghi: quelli ritenuti malefici e velenosi. In molti casi l'effetto allucinogeno di questi è stato associato al potere delle fate. E' il caso del celebre Ovulo malefico (Ammanita muscaria) che ha proprietà allucinogene e tossiche se ingerito. Questo però se lo rende particolarmente ricercato proprio dagli esseri fatati che, sembra lo  usino per molte loro ricette o filtri magici. Altri funghi però portano nomi che li collegano con il Mondo di Mezzo e sono comuni nei nostri boschi: il Bastone giallo di fata (Ditola gialla), la sella della Driade dove si racconta  molti spiriti siano stati visti sedersi sopra.

Per tutti vale una raccomandazione quanto una regola naturale: mangiate solo ciò che conoscete e fate bene attenzione a quei colori  sgargianti di molte bacche che la natura ha colorato  per ricordare che son pericolosi se non mortali.

 

 

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