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La storia di un amore

a storia comincia col racconto della triste nascita di Tristano (nome voluto dalla madre per ricordargli in eterno le vicende legate alla sua nascita) e con la morte della madre causata dalle fatiche del parto e dal dolore per il marito deceduto durante un combattimento contro il duca Morgan. Il piccolo Tristano viene scambiato come figlio del siniscalco Rohalt e di sua moglie Enide, in modo da salvargli la vita al momento dell’entrata di Morgan nel palazzo. Tristano cresce nell’inconsapevolezza di essere sotto il dominio di colui che ha ucciso i suoi genitori. All’età di sette anni, comincia l’addestramento del giovane da parte di Governale, un uomo tanto abile nell’arte della guerra quanto nell’utilizzo dell’arpa per raccontare poesie accompagnandosi con essa; questi lo educa negli antichi ideali dell’onore, nel rispetto per i deboli e gli oppressi e verso la donna amata.Un giorno approdò al porto davanti al castello di Kanoel proprietà di Rohalt, una nave di Vichinghi; incuriosito dagli stranieri Tristano si avvicinò ad essi chiedendo maggiori informazioni sui luoghi di provenienza. Essi lo convinsero a salire con la scusa di mostrargli quanto fossero salde le loro vele. Non appena salì sulla nave, venne legato e fatto prigioniero per essere venduto come schiavo; pregò il mare di aiutarlo, e dopo otto giorni di tempesta, nelle vicinanze di una terra sconosciuta, i barbari lo lasciarono su di una scialuppa. 
Al suo approdo sull’isola di Cornovaglia vide un cervo ferito, udì un gran abbaiare di cani da caccia e sopraggiunsero i cacciatori che uccisero il cervo. Dopo aver insegnato ai cacciatori come scuoiare un cervo, venne condotto a Tintagel alla corte di re Marco al quale si presentò come figlio di mercanti. I due erano inconsapevoli l’uno verso l’altro di essere rispettivamente zio e nipote: infatti la regina Biancofiore, madre di Tristano era sorella del re.Nel vecchio castello di Kanoel, il Siniscalco Rohalt, suo padre adottivo, venne rinchiuso in una torre e condannato ingiustamente a morte da Morgan. Una notte riuscì a fuggire in mare con una barca e dopo un lungo viaggio in balìa delle onde, giunse finalmente in una terra sconosciuta: approdò anch’egli in Cornovaglia. In quel momento passava Tristano che riconobbe il proprio padre e lo condusse alla corte di re Marco. I cortigiani erano dubbiosi sull’origine del ragazzo straniero, perché dimostrava doti da cavaliere quindi Rohalt spiegò ad essi l’origine regale di Tristano e delle vicende legate alla sua nascita e così lo zio lo nominò cavaliere. Il primo pensiero del re fu quello di recuperare il territorio una volta appartenuto alla sorella e adesso ingiustamente sottratto da un uomo senza pietà. Sir Tristano salpò prendendo con sé solamente dieci valorosi guerrieri: non aveva bisogno di portare con sé tanti uomini: se era vero che Morgan fosse un feroce tiranno, gli uomini l’avrebbe trovati al suo arrivo. E così fu. Infatti fin da quando la loro nave era apparsa all’orizzonte con le insegne regali del vecchio re, la gente si affollò al porto armata di forconi e di tutto quello che disponeva per ridare il trono in mano alla vecchia dinastia. Dopo uno scontro, nel quale morì Morgan, Tristano si apprestò a riprendersi il trono rubato al padre, ma per riconoscenza lo diede al fedele Rohalt che per tutto quel tempo l’aveva cresciuto come figlio proprio. La sera stessa ritornò in Cornovaglia con i dieci prodi cavalieri con cui era partito.Tristano sfidò poi Moroldo, fratello del re d'Irlanda; lo scontro avvenne nell’isola di San Sansone con la vittoria di Tristano e un pezzo della sua spada si conficcò nella testa del Moroldo. Una volta tornato a Tintagel cadde stremato sulla spiaggia.Le ferite che comunque aveva riportato nello scontro sarebbero guarite in poco tempo; però così non fu, infatti dopo qualche tempo le ferite invece di chiudersi si aprivano sempre di più e cominciavano a marcire mentre Tristano assumeva sempre più un colore pallido. Governale si accorse che la spada dell’irlandese era stata avvelenata. Sentendosi alla fine, espresse il desiderio di poter morire su di una barca nel mare con in mano la propria arpa. Il suo desiderio fu esaudito e per diversi giorni navigò in balìa del vento e delle onde finché non fu tratto in salvo da una nave di pescatori, e trovandosi in Irlanda, dichiarò ad essi di provenire dalla Francia sud- occidentale. Venne portato in un palazzo, in una stanza dove una bella fanciulla dai lunghi capelli biondi, (che si rivelerà poi essere Isotta) utilizzando unguenti e filtri particolari, in breve tempo risanò Tristano. Nel cuore della notte, per paura che uno dei cavalieri del Moroldo lo potesse riconoscere, scappò dal palazzo salpando su una barca di pescatori. 

Nessuno a Tintagel si aspettava di veder ritornare Tristano e mentre tutti gioivano per il suo ritorno, quattro baroni che lo avevano in odio pensavano a come sbarazzarsene a come screditarlo. Uno dei quattro che temeva Tristano, sir Andret, propose semplicemente che il re dovesse prendere moglie e avere un figlio da onorare come unico erede. Il re acconsentì ad una tale richiesta sottolineando in particolare l’insistenza e la lealtà di Tristano; dichiarò che avrebbe sposato la fanciulla a cui appartenesse il lungo capello biondo che quella mattina una rondine aveva posato sul suo balcone. Il giovane cavaliere si offrì volontario di adempiere alla richiesta del re, portando con se i dieci uomini che lo avevano già accompagnato contro Morgan, fece rotta verso l’Irlanda per convincere la principessa che lo aveva salvato da morte certa a sposare il suo re. Siccome la terra in cui si apprestavano ad entrare era una terrà proibita per loro, Tristano ordinò che i cavalieri si togliessero le armi e i ricchi abiti di cui erano vestiti: si sarebbero presentati come dei mercanti volenterosi di vendere merci.Dopo avere sconfitto un terribile mostro che infestava il regno d'Irlanda, per la cui morte vi era in premio la mano della figlia del Re, Isotta; Isotta però capì da un particolare della spada di Tristano che questi era il responsabile dalla morte di suo zio Moroldo.

I II

 

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