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Il bosco dei sogni, tra amore e magia

i sono innamorata del "Sogno di una notte di mezza estate" quando ero bambina e mia madre mi porto' a teatro senza che io ne avessi la benche' minima voglia. Quella storia ambientata in un bosco magico, popolato da fate e foletti, mi colpi', esercitando su di me un fascino che perdura ancora oggi.Shakespeare scrisse quella che e' la piu' deliziosa tra le sue commedie tra il 1593 e il 1596, probabilmente con intenti encomiastici, per celebrare le nozze del cortigiano Derby alle quali, pare, partecipo' la regina Elisabetta in persona. E, se le fonti non mentono, le nozze furono celebrate per il solstizio d'estate  da qui dovrebbe dunque derivare il riferimento alla mezza estate.Scritta probabilmente fra il 1593 e il '96, questa commedia è fra le opere più libere del suo autore quanto a ispirazione e a fonti: l'ambientazione è ad Atene e nel bosco circostante, in un tempo imprecisato e fiabesco, i personaggi derivano dalla mitologia greca e dal folklore inglese, con una singolare ma felice fusione tra l'immaginario classico e quello dei popoli del Nord Europa (una suggestione che fu poi accolta da Goethe nella seconda parte del suo Faust). La trama è la seguente.Alla corte di Atene stanno per celebrarsi le nozze fra il Duca d'Atene, Teseo, e la Regina delle Amazzoni, Ippolita, da lui rapita. Davanti al Duca compaiono il nobile Egeo, sua figlia Ermia, e i giovani Demetrio e Lisandro: Ermia e Lisandro si amano, ma Egeo ha promesso in sposa sua figlia a Demetrio, e, per la legge di Atene, Ermia deve accettare la decisione di suo padre oppure prendere il velo monacale. Il Duca concede ad Ermia tempo fino al suo matrimonio con Ippolita per decidere. Sciolta la seduta, Lisandro ed Ermia rimangono soli e decidono di fuggire da Atene per sposarsi là dove le leggi della città non possono raggiungerli. Si incontreranno nottetempo nel bosco, poco lontano da Atene. Sopraggiunge Elena, un'amica di Ermia che è infelicemente innamorata di Demetrio, il quale però la sdegna perché è a sua volta invaghito di Ermia. Venuta a conoscenza del progetto di fuga di Ermia e Lisandro, Elena (si direbbe per puro masochismo) decide di informarne Demetrio, sapendo che quest'ultimo inseguirà Ermia nel bosco e proponendosi di rincorrerlo a sua volta.Nel bosco, si incontrano il Re delle Fate, Oberon, e la Regina delle Fate, Titania, con i rispettivi seguiti. Fra i due vi è inimicizia, perché Titania ha preso per sé come paggio un principino indiano, di cui Oberon avrebbe voluto fare un cavaliere al proprio servizio. Poiché Titania rifiuta di cedergli il paggio, Oberon decide di vendicarsi: manderà il folletto Puck a procurargli un certo filtro d'amore, con il quale Oberon bagnerà gli occhi di Titania dormiente: al suo risveglio, la Regina si innamorerà del primo essere vivente che vedrà. Oberon inoltre incarica Puck di stregare Demetrio con lo stesso filtro, affinché s'innamori di Elena. Ma Puck, per errore, versa il filtro sugli occhi di Lisandro, il quale, così, s'innamora lui di Elena.
Oltre ai giovani amorosi e al popolo delle fate, nel bosco di Atene vi è un terzo gruppo di personaggi: si tratta di una compagnia teatrale improvvisata, composta da artigiani ateniesi che provano un dramma da rappresentare a Corte la sera delle nozze. Per prendersi gioco di loro, Puck tramuta la testa di uno degli artigiani, Bottom, in una testa d'asino: ed è proprio di Bottom che, svegliandosi, Titania s'innamora.Oberon e Puck assistono divertiti agli equivoci e alle baruffe generati dai loro incantesimi sugli amanti ateniesi, dopodiché il re delle fate (che, nel frattempo, ha corretto in parte l'errore di Puck, facendo innamorare Demetrio di Elena) fa calare una fitta nebbia e, addormentatisi di nuovo i quattro giovani, libera Lisandro dall'incantesimo: al risveglio, Lisandro tornerà ad amare Ermia, mentre Demetrio amerà Elena e tutti e quattro torneranno ad Atene credendo di aver solo sognato. Dopo aver ottenuto da Titania il suo paggio, Oberon libera anche lei e Bottom dai loro rispettivi incantesimi. L'ultimo atto della commedia mostra gli artigiani ateniesi rappresentare comicamente e goffamente la loro pièce a Corte, dopo la celebrazione delle triplici nozze fra Teseo e Ippolita, Elena e Demetrio, Lisandro ed Ermia.

Il Sogno d'una notte di mezz'estate è innanzitutto una meravigliosa fiaba, e come tale può essere letta, gustandone i molti momenti di poesia "pura": i bellissimi notturni illuminati dalla luce della luna, le danze delle fate, le variazioni sul tema della natura dell'amore. E' possibile anche abbandonarsi ad una lettura sfrenatamente soggettiva, dato che ognuno di noi nella vita si è trovato coinvolto nella classica situazione "A ama B, ma B ama C" (con le relative varianti), e avrebbe dato chissà che per disporre del filtro fatato di Oberon per mettere le cose a posto. Opportunamente, tuttavia, Anna Luisa Zazo nella sua introduzione mette in guardia contro il rischio di interpretazioni troppo "disneyane" e consolatorie, e sottolinea gli elementi di ambiguità del testo shakespeariano, le allusioni a una dimensione di violenza e prevaricazione nascosta dietro il rapporto amoroso. (Per conto mio, vorrei richiamare l'attenzione su un paio di momenti in cui la solidarietà femminile sembra contrapporsi alla violenza dell'ordine patriarcale: atto II, sc. 1, vv. 123-34; atto III, sc. 2, vv. 195-219). Altri importanti nodi tematici nel testo sono: il rapporto fra realtà e fantasia; la natura della creazione poetica; il tema del teatro nel teatro, quest'ultimo affrontato da Shakespeare con grande autoironia, attraverso la parodia della tragedia rappresentata dagli attori dilettanti.
Si potrebbe parlare a lungo, e con molta maggiore competenza, del "Sogno" shakespeariano, ma certamente nessun discorso critico può sostituire la lettura del testo.

 

 

 

 

 

 

 

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